Origini e Territorio
Il cofanetto mette insieme tre territori che si guardano dal mare: la piana campana per la bufala, le pendici del Vesuvio per il Piennolo, l'isola di Salina per i cucunci. Tre prodotti che nascono a poche decine di chilometri l'uno dall'altro e che la tavola napoletana ha sempre trattato come una cosa sola.
Perché il cucunci di Salina cambia tutto
Il cappero si raccoglie in boccio. Il cucunci no: è il frutto che si forma se il fiore viene lasciato sbocciare e allegare. Rinunciare al bocciolo significa rinunciare al raccolto più redditizio, e per questo il cucunci resta un prodotto di quantità piccole, quasi sempre eoliano.
A Salina la pianta cresce sulla pomice, senza irrigazione, esposta al vento salato. Il frutto viene messo sotto sale per settimane e rivoltato a mano: l'amaro se ne va, la sapidità resta e si concentra. Il picciolo, che nel cappero si scarta, qui è la parte che si tiene in mano.
Accanto a un formaggio fresco fa un lavoro che nessun condimento liquido riesce a fare: dà sale in un punto solo, senza bagnare la pasta e senza lasciare scie. È la ragione per cui in questo cofanetto non c'è olio.
Il Piennolo lavora all'opposto. Appeso e non irrigato, perde acqua e concentra zuccheri e acidi: il risultato è un pomodorino con la buccia spessa che scoppia in bocca. Fra il dolce del pomodorino e il sale del cucunci, la mozzarella resta il centro del piatto.