Origini e Territorio
Il tartufo bianco d'Alba cresce spontaneo nelle Langhe, nel Roero e nel Monferrato, in simbiosi con pioppi, querce, salici e tigli. Non si coltiva: si cerca, di notte, con il cane. La stagione va da ottobre a dicembre e il raccolto dipende dalle piogge dell'estate precedente.
Perché il bianco d'Alba non ha sostituti
Il Tuber magnatum Pico è l'unico tartufo che nessuno è riuscito a coltivare. Esistono tartufaie di nero pregiato piantate e produttive; per il bianco, nonostante decenni di tentativi, la simbiosi non si riproduce in modo affidabile. Ogni esemplare è raccolto da un bosco naturale.
Questo spiega il prezzo, ma soprattutto spiega la variabilità: due tartufi dello stesso giorno e della stessa collina possono profumare in modo diverso a seconda dell'albero simbionte. Il pioppo dà note più dolci, la quercia più profonde.
Non si cucina mai. Il calore distrugge i composti solforati che ne fanno il valore: si affetta crudo su una base calda e grassa — un uovo, un risotto, un burro fuso — che ne cattura i volatili e li rilascia lentamente.
Si sceglie a mano: deve essere sodo alla pressione, senza parti molli, con la superficie ocra chiara e la pulizia già fatta. Un tartufo che cede sotto il pollice ha già cominciato a fermentare, e in ventiquattro ore non varrà più nulla.