
Il pomodorino che si conserva appeso: dalle pendici vulcaniche del Vesuvio, dolce, acidulo e capace di durare mesi senza perdere carattere.
Il Pomodorino del Piennolo cresce sulle pendici vulcaniche del Vesuvio, in un gruppo di comuni della provincia di Napoli, su terreni ricchi di minerali e poveri d'acqua: condizioni che concentrano zuccheri e sapore nel piccolo frutto, che non supera i 25–30 grammi.
Il nome viene dall'antica tecnica di conservazione: i grappoli, o «schiocche», vengono legati a un filo di fibra vegetale fino a formare un grande grappolo sospeso, il piennolo appunto, che si conserva mesi in locali aerati senza frigorifero.
Perché regge così a lungo. La buccia spessa, l'elevata concentrazione di zuccheri e acidi e la tenace attaccatura al peduncolo — tutti requisiti fissati dal disciplinare DOP — permettono al pomodorino di conservarsi per mesi dopo la raccolta, che si svolge rigorosamente a mano tra fine giugno e fine agosto, mantenendo intatto il sapore vivace e dolce-acidulo che lo contraddistingue.
Il Pomodorino del Piennolo si riconosce dalla buccia spessa vermiglia e dal sapore dolce-acidulo molto concentrato. Ottimo crudo in insalata quando fresco, o cotto pochi minuti per non disperderne l'acidità. La base ideale per la pasta alla puttanesca e per pizze e bruschette dal gusto intenso e riconoscibile.