
Burrata di Andria IGP, 500 g in teca cristallina, accompagnata da una selezione di specialità italiane, nel baule regalo in pelle con maniglia e placca dorata.
Doni per intenditori e amanti della gastronomia italiana; cene di rappresentanza; omaggio istituzionale a clienti e partner di primo piano.
La burrata regge un solo compagno per volta: prima il dolce del pomodoro, poi il sale dell’alice.
La burrata è un formaggio che non ammette attesa. Nasce dalla pasta filata di latte vaccino tirata a mano in un sacchetto sottilissimo, riempito con la stracciatella: sfilacci della stessa pasta annegati nella panna. Non esiste stagionatura che possa correggere un errore, non esiste conservante che possa allungarne la vita. O è freschissima, o non è burrata.
Il riconoscimento IGP lega il nome ad Andria e alla Puglia murgiana, dove la tecnica è nata all’inizio del Novecento come modo per non sprecare i ritagli di mozzarella. Quella che era economia contadina è diventata il gesto più imitato e meno riuscito della caseificazione italiana: la differenza tra una burrata industriale e una vera si sente al taglio, quando il cuore deve colare, non sgocciolare.
La si riconosce da tre cose: la pelle deve essere tesa e lucida, mai gommosa; il cuore deve essere ricco di filamenti e non una crema uniforme; il liquido di governo deve restare limpido. Al palato la panna non deve coprire il latte, ma accompagnarlo: la dolcezza chiude subito, senza scie grasse.
Si serve a temperatura ambiente, mai fredda di frigorifero: venti minuti fuori sono il minimo perché il grasso si sciolga e i profumi si aprano. Si apre davanti a chi la mangia, con un taglio netto al centro. Pane, olio buono, sale: tutto il resto è superfluo.
